C’è un paese di poco più di duemila abitanti, Travo, in provincia di Piacenza, che senza troppo clamore è diventato uno dei punti più densi d’Italia per il vino macerato. Non è un caso e non è nemmeno una moda recente: qui il contatto lungo tra mosto e bucce, anche per i vini bianchi, è sempre stato il modo normale di fare vino contadino. Quello che oggi chiamiamo orange wine, a Piacenza si chiamava semplicemente “vino”.
Non è nemmeno un caso che il festival Skin Contact Wine Fest, oggi itinerante, sia nato proprio qui. E se si scava un po’ nella storia di ogni cantina, si trova quasi sempre la stessa persona: Giulio Armani, enologo storico de La Stoppa e fondatore del proprio progetto, Denavolo, che negli ultimi trent’anni ha praticamente insegnato a mezza valle come lavorare le bucce.
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Travo, l’epicentro
Denavolo è il progetto personale di Giulio Armani, che qui a Travo, tra la Val Trebbia e la Val Nure, coltiva vigne tra i 350 e i 700 metri su suoli calcarei e argillosi. Solo vini bianchi, lavorati come fossero rossi: macerazioni lunghe, fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione. Il nostro consiglio per iniziare è il Dinavolino, la versione più immediata del suo vino simbolo, ottenuta dalla parte bassa della vigna con Malvasia di Candia, Marsanne e Ortrugo.
A pochi passi vive Shun Minowa, storia forse più incredibile di tutte: biologo giapponese di Tokyo, arriva in Val Trebbia dopo aver assaggiato un Ageno de La Stoppa in Cile e non essere più riuscito a togliersi quel vino dalla testa. Lavora qualche anno a fianco di Elena Pantaleoni e dello stesso Armani, poi nel 2019 si mette in proprio con mezzo ettaro in affitto. Il suo Jai Guru Deva, blend di Ortrugo, Malvasia di Candia, Moscato, Marsanne e Sauvignon Blanc, è uno dei macerati più intensi della valle.
Sempre a Travo, in località Poggio Superiore di Statto, Andrea Cervini conduce Il Poggio, i cui vini escono in etichetta come “Vino del Poggio”: quattro ettari di Malvasia aromatica di Candia, Barbera e Bonarda su terreni argillosi, di fronte a Rivergaro. Andrea è nato nell’inverno del ’67, figlio di Aldo, originario dell’Appennino ligure, e di Gina, nata proprio al vicino Poggio di Sotto: è cresciuto tra le cantine e i salumi che stagionavano, prima di dedicarsi lui stesso alla terra. Anche lui ha imparato il mestiere da Armani, condividendone gesti e vinificazioni fin dalle prime bottiglie del 2006. Il piccolo elefante che compare su tutte le sue etichette non è un vezzo: ricorda il passaggio delle truppe di Annibale, che nel 218 a.C. attraversarono proprio questa valle prima di sconfiggere i romani nella battaglia della Trebbia. Il suo Ortrugo macera fino a sei mesi, sia per i bianchi che per i rossi.
E a Casal Pozzino, sempre Travo, la famiglia Casè porta avanti dal 1998 un’azienda che vinifica in purezza il territorio. Alberto Anguissola pianta il primo vigneto quell’anno, dopo aver studiato a fondo suolo e clima della collina, ma per anni continua a lavorare part-time accanto a Giulio Armani alla Stoppa: solo nel 2012 si dedica a tempo pieno al proprio progetto, insieme a Diego Ragazzi. Il loro Casèbianco è un blend di Malvasia, Marsanne, Ortrugo e Moscato Bianco da vigne fino a 40 anni, piantate tra i 500 e i 560 metri.
Rivergaro: La Stoppa, la matrice di tutti
A pochi chilometri da Travo, in località Ancarano di Rivergaro, si trova La Stoppa: azienda storica, fondata nell’Ottocento dall’avvocato Giancarlo Ageno, oggi condotta da Elena Pantaleoni con Giulio Armani come enologo dal 1980. È qui che Armani ha affinato per quarant’anni il proprio metodo, prima di applicarlo al progetto Denavolo. L’Ageno, il vino bianco macerato che porta il nome del fondatore, è un blend di Malvasia di Candia Aromatica, Ortrugo e Trebbiano che macera sulle bucce per quattro mesi: è il vino che ha fatto conoscere il piacentino macerato al mondo, ed è probabilmente il primo assaggio giusto per orientarsi in questa valle.
Bobbio: la Val Trebbia più alta
Risalendo ancora la valle, fino al comune di Bobbio, si trova la piccola frazione di Fognano, dove la famiglia di Paolo Foppiani possiede il fondo agricolo da centocinquant’anni. Fino al 2016 le uve venivano solo vendute, poi Paolo e la moglie Giovanna hanno deciso di vinificare in proprio, sempre con la consulenza enologica di Giulio Armani. Il loro Vino Bianco di Fognano, Malvasia di Candia e Ortrugo con due settimane di macerazione, è tra i più diretti e meno costruiti della valle.
Val d’Arda: fuori dal cerchio di Travo
Non tutta Piacenza macerata passa dalla Val Trebbia. A Castell’Arquato, borgo medievale nella Val d’Arda, Andrea e Paola conducono Montepascolo: un’azienda diversa dalle altre per zona e per stile, che lavora soprattutto Malvasia di Candia, Ortrugo e Moscato Giallo in vasche di cemento. “Il vino non è altro che luce del sole tenuta insieme dall’acqua”, dicono di loro stessi: una frase che racconta bene l’approccio sensibile con cui trattano ogni vendemmia. Il loro vino più originale è forse il Don Fausto, una bolla macerata: metodo classico da Malvasia e Chardonnay, con una leggera macerazione sulle bucce che lo rende un orange wine a tutti gli effetti, ma con la spuma di uno spumante. Accanto proponiamo il Demì, sempre frizzante, e il Solata, un orange più classico da Malvasia, Sauvignon e Moscato macerato 50-60 giorni in cemento.
Val Tidone: la terza valle
A Pianello Val Tidone, nella parte più a ovest della provincia, al confine con il Pavese, si trova Ca’ Nova Gualdana: azienda biologica di famiglia, 19 ettari immersi nelle colline della Val Tidone, che lavora con il minimo intervento possibile tra rifermentazioni in bottiglia, macerazioni e affinamenti in anfora e legno. Il loro Amphora Tigris è una Malvasia di Candia Aromatica in purezza, macerata in anfora di terracotta di Impruneta: colore arancio carico, note di scorza d’arancia candita, albicocca secca e miele di castagno. Il vino sta per rientrare in disponibilità: iscrivetevi alla newsletter per essere avvisati.
Quando sono venuti a trovarci
Non tutti questi vini li conosciamo solo dalle schede tecniche. Sabato 7 marzo 2026, dalle ore 17, Giulio Armani, Andrea e Paola di Montepascolo, Paolo Foppiani di Fognano e i ragazzi di Casè sono passati fisicamente dal nostro Magazzino Vino e Vino di Pistoia per una “Sbicchierata by Emilia”: un pomeriggio di assaggi aperti a tutti, in via Antonelli 19, con i produttori stessi dietro al banco a raccontare le loro bottiglie invece che a un distributore. Di Giulio Armani avevamo scritto, presentandolo: “non è solo l’enologo che ha fatto la storia della Stoppa o l’architetto dotato di sensibilità unica del suo progetto Denavolo. È prima di tutto il protagonista di un cambiamento: ha dato vita al concetto di vino come identità culturale, ha creato un modello.” Li riconoscete nel motto che avevamo scelto per l’occasione, in dialetto piacentino: “L’aqua la fa mèl, e’ vin e’ fa canté” — l’acqua fa male, il vino fa cantare.
Non è un caso che tanti nomi diversi raccontino la stessa storia: a Piacenza il vino macerato non è mai stato un’invenzione da recuperare, ma un sapere che non si è mai perso del tutto. Giulio Armani lo ha tramandato, di cantina in cantina, e oggi la Val Trebbia è probabilmente il territorio italiano dove più densamente si respira questa continuità.
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